Lis Flamis

Piccola storia del libro

Elisa, la mia prima figlia, l’anno scorso mi disse che sarei diventata nonna, e Benedetta è nata il primo gennaio del 2005.
Ho scoperto che diventare nonna è una magnifica avventura.
Ed ho sentito l’urgenza di lasciare qualcosa dei miei ricordi, del mio mondo, a lei, che avrà venti anni nel 2025.
Sono, mi sento tenacemente friulana, mi piace parlare la madrelingua, mi piace ascoltarla.
Questa terra, aspra e dolcissima, ferita e umiliata da terremoti, da barbariche invasioni, da varie sudditanze,svela, nel linguaggio, l’orgoglio di un popolo diverso. Non migliore o peggiore, diverso.
Popolo di migranti, di miseria, di sacrificio, troppo lontano dall’Italia, troppo di confine, di passaggio.
Gente di avare parole, di gesti parchi, gente abituata a lavorare.
Eppure, nonostante le consonanti sorde ed i suoni gutturali tipici, il friulano è una lingua incantata.
Alcune parole sono suono puro, altre hanno significato e memoria-frut- bambino, frutto, primizia .
Il senso di appartenenza al Creato, fa scoprire la bellezza anche nelle minime vite…gli abitanti del prato, gli uccelli migratori e stanziali, gli alberi abbracciati al cielo, i sassi….cose a cui spesso non pensiamo, presi come siamo dalla corsa del vivere.
Così ho iniziato a scrivere fiabe per Benedetta, perché scoprisse i miracoli della terra.
L’ho fatto in friulano, non sarei capace di far parlare le mie creature, friulane, in altra lingua.
Racconto, nel libro, episodi di piccole meravigliose esistenze …Marquart lo scorpione musicista, Lisute la rana extracomunitaria, Ghessie la topolina disturbatrice della quiete pubblica, Checo il gallo balbuziente, Napoleon il gatto istruito, Menie la capra comunista, Bladimir il pipistrello nobile, Nerute la coccinella sarta….tutti sono cittadini di un posto chiamato prato, governato dal grillo Roc e che è separato dal resto del mondo da un muro di cinta, rifugio e casa di molti.
Vanno e vengono, le creature…il riccio Sismont parte per un lungo viaggio, la rondine Lole saluta tutti alla fine dell’estate, arrivano da lontano, e dalla strada di sotto, costruiscono nidi, scavano tane e gallerie, svernano ed in primavera cominciano i festeggiamenti. Ed allora ci sono concerti e gare di ballo, mostre di ragnatele e corse ad ostacoli, corteggiamenti e piccole baruffe.
Hanno sentimenti, hanno un’anima, hanno la gentilezza degli umili. Sanno di non essere importanti, vivono con gioia il loro viaggio.
Ho scritto per mia nipote, dicevo, ma anche per chi, leggendo, trova un ricordo, un’emozione, perché tutti noi siamo bambini, appena un po’ più grandi.

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