Lis Flamis Recensioni
“Racconti dal prato incantato” di Giuliana Pellegrini Gazzetta di Modena, agosto 2007

Articolo del dottor Elio Terreni

E’ apparso nelle librerie, lo scorso dicembre, il secondo libro di Giuliana Pellegrini, “Contis dal prât incjantât” (“Racconti dal prato incantato”) edito da Olmis di Osoppo (Udine). La scrittrice di Gemona aveva esordito, nel dicembre 2005 con “La none e conte” (“La nonna racconta”), un libro costituito da ben trentaquattro favole in lingua friulana, a proposito del quale il Dr Alessandro Secco scriveva: “Animali che dialogano fra loro e talvolta anche con l’uomo. Animali grandi e piccini: gatti e topi, asini e mucche, capre e galline; volpi e scoiattoli… e poi formiche e coccinelle, cavallette, centopiedi e scorpioni… ma questi non sono gli animali parlanti delle favole di Esopo, di Fedro, di Lafontaine, che alla fine ci propongono una loro morale precostituita. Sono gli animali che abitano le umili case delle nostre campagne; quelli che vivono nei boschi e nei prati o che volano liberi nel cielo. E che ci raccontano le loro storie, senza una lapidaria morale finale, ma tuttavia con una sottintesa e discreta allegoria, in chiave etica o sociale o persino politica. Sicché queste non sono soltanto favolette per bambini; sono allegorie che offrono anche agli adulti una lettura piacevole e aperta alla meditazione…”
Il libro ha avuto un notevole successo, tanto che il successivo “Contis dal prât incjantât” accanto al testo in friulano presenta anche quello in italiano. Quest’ultimo, infatti, è stato inizialmente presentato a San Daniele del Friuli, ma successivamente è approdato a Milano, Ferrara e recentemente al Salone del Libro di Torino. Le accurate traduzioni sono della prof.ssa Elisa Mengato, figlia dell’autrice, che con queste parole ha presentato il libro: “Contis dal prât incjantât , è nato dalla penna dell’autrice come regalo per la nipotina: un libro per abbracciare riflessioni, ricordi, emozioni di tutta una vita, di un’infanzia lontana vissuta a Osoppo, in una realtà diversa da quella attuale. E’ nato anche dalla volontà di conservare e tramandare parole della “marilenghe” che rischiano altrimenti di perdersi perché legate ad un rapporto profondo con la natura, non più tanto consueto. Ma questo non è un libro di memorie… Contis dal prât incjantât sono un insieme di racconti scritti nel rispetto della grafia ufficiale normalizzata, nella variante linguistica della parlata di Gemona, perché proprio a Gemona sono ambientati. Tutti i luoghi delle vicende narrate, per quanto incantevoli e meravigliosi sono reali: il prât incjantât altro non è che il giardino con le immediate vicinanze della casa dell’autrice. I protagonisti dei racconti sono animali semplici, che si incontrano facilmente nei nostri prati, avendo la pazienza e il tempo, ma soprattutto la capacità di osservarli e riconoscerli”.
Tutti i racconti scorrono felicemente sorretti da una prosa impregnata di poesia. Giuliana dipinge con le parole diciotto nuovi favolosi acquerelli, alcuni dei quali ho avuto la fortuna di leggere in anteprima. Il libro si apre con la poesia “Nô (Noi)”, intensa, emozionante, un gioiello della letteratura contemporanea, sia friulana che italiana.
La prima favola, intitolata “L’Oboe” esprime al meglio il fascino dei ricordi e dei sogni. Il racconto è nato una sera del febbraio 2006, a Campiano (Ravenna), dove mi incontrai con la scrittrice e con altri amici, in occasione di un concerto. A proposito di quel momento l’autrice dice: “… ricordo quella sera lì, eravamo in tanti, chiassosi, felici. Confesso di aver rubato molto a voi, nelle mie storie. Persone speciali, con le quali ho, felicemente, condiviso concerti e viaggi”.
A partire dal secondo racconto, “La Pidimie” (“L’epidemia”), ci si sposta dalla soffitta della grande casa (che custodisce l’oboe) nel vicino prato. Inizia il viaggio nel mondo meraviglioso di animali piccoli e grandi, che pare incantato grazie al poetico scrivere dell’autrice e alle belle illustrazioni della ferrarese Katia Zaghi. Si è coinvolti dalla malattia improvvisa di Victor il cigno reale, dal misterioso protrarsi del sonno invernale di Gaspar il ciliegio, dal faticoso viaggio di Gjeme la tartaruga emigrante, dalla mancata accensione del lume di Santine la lucciola, dall’amore impossibile di Bladimir il pipistrello per Margarite la topolina, dalla vecchiaia malinconicamente serena di Giudite la donnola, dalla fuga per la libertà di Minute la gallina vagabonda e da molti altri avvenimenti che hanno come protagonisti lupi, gatti, rondini, pecore e civette. Tutti gli abitanti del prato s’incontrano, infine, alla festa di San Bartolomeo, del 24 agosto, per salutare la bella stagione che finisce e darsi appuntamento per “l’anno venturo, quando il sole rinascerà”.
Franz Kafka affermava: “Di una cosa sono convinto: un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi”. La definizione è perfettamente calzante per le favole di Giuliana. Ogni racconto è una finestra aperta sulla vita, uno sguardo che suscita emozioni e riflessioni perché è facile ed immediato identificarsi con gli abitanti del prato, la loro quotidianità, le loro fatiche, peripezie, sofferenze e gioie.
Il libro si chiude con un ringraziamento: “Grazie di cuore / al dottor Alessandro Secco che con tanta pazienza mi ha aiutato e indirizzato / a mia figlia Elisa che ha tradotto in italiano le fiabe / a Katia che ha fatto i disegni / a mia figlia Martina che mi critica e consiglia / a Benedetta che mi ha insegnato a diventare bambina / ai miei amici di concerti e musiche / ai sogni, al vento che li porta, alla meraviglia del vivere”.
Da parte nostra, invece, non possiamo che ringraziare Giuliana Pellegrini per aver scritto questo libro “incantato”, che va letto con calma, cercando i momenti più giusti, per non perdere nulla della sua magia.