Benvenuti a tutti.
Bentornati e ben ritrovati a quelli che già conoscono Giuliana Pellegrini e il suo primo libro La none e conte.
Ben arrivati a quelli per cui l’autrice e il suo mondo sono una novità.
Qualunque sia il motivo che vi spinge qui, la curiosità, l’amore per la lingua friulana, l’affetto per la nostra cultura, il piacere di leggere della nostra terra, desidero presentarvi brevemente questo testo, prima che ve ne vengano letti alcuni brani.
Anche LIS CONTIS DAL PRÂT INCJANTÂT , è nato dalla penna dell’autrice come regalo per la nipotina: un libro per abbracciare riflessioni, ricordi, emozioni di tutta una vita, di un’infanzia lontana vissuta a Osoppo, in una realtà diversa da quella attuale.
E’ nato anche dalla volontà di conservare e tramandare parole della “marilenghe” che rischiano altrimenti di perdersi perché legate ad un rapporto profondo con la natura, non più tanto consueto.
Ma questo non è un libro di memorie… LIS CONTIS DAL PRÂT INCJANTÂT sono un insieme di racconti scritti nel rispetto della grafia ufficiale normalizzata, nella variante linguistica della parlata di Gemona, perché proprio a Gemona sono ambientati. Tutti i luoghi delle vicende narrate, per quanto incantevoli e meravigliosi sono reali: il prât incjantât altro non è che il giardino con le immediate vicinanze della casa dell’autrice.
I protagonisti dei racconti sono animali semplici, che si incontrano facilmente nei nostri prati, avendo la pazienza e il tempo, ma soprattutto la capacità di osservarli e riconoscerli: lucciole, topolini, un riccio, formiche, un orbettino, api, un pipistrello, gufi e civette, coccinelle, un cane, un gatto, galline e donnole… E ricompaiono più volte in diverse occasioni, a formare una trama di richiami e rimandi che fanno del libro una narrazione continua, che inizia dal risveglio della primavera e termina sul finire dell’estate, in una sera d’agosto, durante una festa in cui tutti gli abitanti del prato prendono congedo dalla bella stagione, diretti verso luoghi caldi o verso una tana nella quale aspettare di risvegliarsi nella nuova, prossima primavera.
Cosa rende speciali questi racconti? Cosa conferisce loro un’aura di poesia?
E’ lo sguardo incantato dell’autrice: queste non sono favole in cui gli animali rappresentano virtù e vizi umani: gli animali vengono mostrati nella loro semplicità, in piccoli episodi e peripezie.
L’autrice ci fa vedere con stupore la vita dei piccoli abitanti del prato: il loro spavento per un gran temporale estivo, la paura dell’improvvisa pioggia, la pena della lucciola incapace di accendere il proprio lume, la sconcerto di tutti davanti ad una civetta che dorme di notte e di giorno è sveglia…
Vicende tenere, oppure sottilmente malinconiche, o ancora allegre…
Il libro è abbellito dai gradevoli acquerelli della dottoressa Katia Zaghi che con delicatezza ha saputo cogliere di ogni racconto il momento essenziale e lo ha reso con bravura.
Tutti i racconti sono stati tradotti in italiano, poiché a volte leggere e comprendere il friulano può essere laborioso. La traduzione non è stata sempre facile, perché tesa allo sforzo di non perdere la ricchezza della “marilenghe”, lingua così musicale e ricca di effetti sonori che impreziosiscono il testo di ulteriori suggestioni.
Non mi resta che augurarvi buona lettura