Lis Flamis Eventi e Incontri

8 aprile 2008

Conferenza al Rotary Club di Magnano in Riviera

Tutti i frammenti della nostra vita, tutti i ricordi prendono significato se li fermiamo scrivendo. A volte siamo frenati da una sorta di pudore, o di costrizione, quasi gelosia perché la scrittura rivela l’anima, la sua fragilità, il pensiero, il suo illimitato divagare..
Scrivo libri di fiabe, per tutti i bambini, per chi ha, nonostante la vita, mantenuto la mente limpida e capace di meraviglia.
Quando mia figlia ha detto che aspettava un figlio, ho pensato alla velocità, a come passa in fretta il tempo. E’ un solo lungo respiro. Ti chiedi cosa hai fatto di tutti questi giorni che hanno lasciato il segno sul viso, sulle mani, sul cuore.
Che ne sarà delle cose vissute, delle sensazioni, di tutti i sentimenti che hanno accompagnato la mia vita?
Ed allora ho pensato di scrivere per mia nipote, perché credo nulla debba andare perduto, dimenticato, ed ho scelto di scrivere in marilenghe.
Scrivere in friulano, rendere la sonorità degli accenti sulla carta, il linguaggio cantante, l’asprezza delle parole tronche, il suono gutturale è piuttosto difficile.
La costruzione del discorso obbedisce a regole non scritte, la mancanza di sinonimi, anzi il diverso significato che una parola assume solamente spostando l’accento tonico, costringono a sorvegliare la scrittura, a correggere molte volte, cambiando spesso, per conservare una parola particolare, tutta la frase.
Scrivere la marilenghe è per me, scrivere la lingua dei sogni La none e conte e Lis contis dal prat incjantat sono sogni trascritti.

Sono nata e cresciuta a Osoppo, in un borgo chiamato dai ‘sâfs ( rane), in un cortile, con.una lunga fila di case, come si usava allora, una attaccata all’altra.
Gente contadina e operaia, per forza di cose imparentata.
Ho avuto la fortuna di passare i miei primi dieci anni con la prozia, Agne Cute da Fric, persona ancora oggi viva nella memoria dei più anziani.

Infatti lei era une regolevues, aggiusta ossa, levatrice, medico dei poveri, guaritrice, interprete dei segni della terra, cioè conosceva il momento giusto per seminare, potare e trapiantare.

Nella sua casa c’era il fogolar e molto spesso nel pentolone bollivano gli “ongints”fatti con le erbe raccolte nel bosco e con ingredienti poveri e misteriosi quali la cenere, lo strutto, il lardo.

Mi ha insegnato un profondo rispetto verso la terra, dispensatrice di doni che guariscono e verso tutte le forme di vita, dal madrac, alle galline, alle quali lei diceva, prima di sgozzarle “ti devo mangiare, sei stata una brava gallina”.
Questa luce, questo insegnamento è profondamente radicato in me, credo fermamente che ogni cosa abbia un motivo di esistere, un’anima, un ruolo ben definito.

Ho la fortuna di abitare in una grande casa, immersa nel verde e guardata a vista dal.Cjampon, e di curare un grande prato dove vivono le creature, che chiamo “citadins dal prât”.
Osservo la loro vita e scrivo.
Prendo in braccio il loro vivere e lo fermo nelle parole.

ALCUNI CENNI SU LIS FLAMIS

Così ho iniziato a raccontare a Benedetta di un gatto che porta a spasso una topolina tra lo stupore delle altre creature che commentando il fatto ricordano al mondo che si può vivere dimenticando i ruoli assegnati: gatto e topo nemici possono diventare amici.
O della fatica del ragno Teofil, incapace di tessere una tela regolare, ma che, durante una gara di abilità riesce a piazzarsi al primo posto, nonostante e proprio per l’originalità del suo lavoro intessuto di poesia.
L’appuntamento con la tradizionale festa di San Giovanni è festeggiato con un concerto notturno: tutti gli abitanti del prato partecipano, chi non sa cantare assiste ed applaude.
Il vento raccoglie il concerto e lo regala al cielo.
Il gallo Checo è balbuziente, mal sopportato dalle galline che lo deridono perché non riesce a cantare, finchè un giorno, dopo innumerevoli prove, Checo esegue un chicchiricchì.maestoso, guadagnandosi il rispetto dei cittadini del prato.
Lussie la lucertola racconta ancora della disgrazia capitata a suo marito, quando un cane distratto gli ha pestato la coda troncandola: disperata ha chiesto aiuto al Signore e la coda miracolosamente è rinata.
L’appuntamento con la tradizionale festa di San Giovanni è festeggiato con un concerto notturno: tutti gli abitanti del prato partecipano, chi non sa cantare assiste ed applaude Ed è l’ultimo racconto del primo libro.
Il secondo, “Contis dal prât incjantât” è stato tradotto in italiano.
Inizia narrando la malinconia di un oboe lasciato in soffitta, arso dal desiderio di poter suonare ancora. L’ho visto, era nella mia soffitta, e l’ho sentito parlare, o forse era solo un sogno di bambina….
La Pidimie narra di come le creature apprendono che è scoppiata un’epidemia, gli uomini fanno tanto chiasso, sono allarmati, preparano vaccini. Loro invece sono tranquilli, conoscono le erbe che li faranno guarire.
La caduta rovinosa di Victor, il cigno reale, sulla tangenziale di Udine, è stata raccontata dalla televisione e dalla stampa. “Gli uomini non sono poi così cattivi se si prendono cura di me”,dice Victor, con fiducia, ma pensando al cielo alto che lo invita.
Gaspar il ciliegio dormiglione è fonte di apprensione per le creature del prato.
Gli stanno accanto, lo sorvegliano, fino a quando uno strappo nel ramo annuncia la nascita del primo verde.E a chi chiede spiegazione del ritardo risponde “Non era ancora arrivata l’ora di svegliarmi, tutti abbiamo il nostro orologio, il mio chiedeva di tardare”.
La tartaruga Gjeme,costretta a fuggire dal suo giardino, cade in depressione, si rifiuta di mangiare, le nasce attorno alla bocca la ruga del dispiacere. Naturalmente gli abitanti del prato cercano in tutti i modi di aiutarla.
Il dramma di Santine la lucciola scoppia in una sera d’estate, quando volando nella notte viene avvertita che il suo lume è spento. Santine si sente una lucciola di seconda mano, però consolata dal gufo Vendram , tenta il volo per l’ultima volta. Il fanale si accende ed è così bello e luminoso che pare l’arcobaleno.
Bortul il vecchio ciliegio muore durante una bufera, il vento che credeva amico, lo ha sradicato.
Le creature gli si stringono attorno, lo ringraziano per essere stato un buon albero, lo rassicurano “niente muore del tutto, finchè sarai ricordato” Bladimir è un pipistrello nobile incuriosito da Margarite, topolina di campagna . Si accorgono che mancano le affinità elettive, e con rimpianto si salutano. “Potevi essere tu la mia regina”mormora Bladimir.
Bepi il picchio, rimasto senza casa dopo la disgrazia a Bortul, cerca alloggio, rifiutato da molti alberi, ed infine lo trova in Toful ciliegio figlio di Bortul, brutto e malcresciuto.
Gjudite è una donnola invecchiata :lo nota in mille segni che offuscano la sua vita, dalle gambe che non rispondono prontamente al pelo diradato.Un topo le passa accanto, lo lascia andare e mentre il topo pensa che la donnola è proprio una nonna, Gjudite dice “Non sanno, i giovani, che i vecchi provano spesso compassione per loro” Vigjelm è un lupo emigrante, è tornato per “posare le ossa” nel suo paese. Racconta delle difficoltà incontrate, delle cose imparate. Stava bene, però “ogni erba pasce dove si nasce”.
Le litanie della discordia, racconto di un ricordo d’infanzia.
Il gatto Curiôs, colpito da infarto, si riprende e dice di aver sentito le loro voci mentre si trovava in un sentiero luminoso, dove si stava bene, ma i loro richiami erano forti e lui è tornato indietro.
Lole la rondine è caduta in depressione, le dà fastidio il cielo. Il gufo Vendram l’aiuta a capirsi e a capire, Lole si convince “Rondine sono, briciola di cielo”.
Gjenovefe è una pecora eroica, vincendo la sua naturale paura, ha salvato il riccio Sismont durante un temporale, riparandolo sotto il suo corpo. Ora è una creatura rispettata e ammirata.
Limpie la civetta. dorme di notte e di giorno veglia, al contrario di tutti i suoi simili. Interrogata sul perché del suo atteggiamento, risponde “di notte i sogni vengono a trovarmi, e se non ci sono io a trattenerli, loro fuggono e si nascondono per sempre” Minute la gallina ha scelto la libertà, fuggita dal pollaio perché stanca delle angherie di Checo il gallo, passa la prima notte all’aperto, impaurita. La mattina dopo torna a salutare le sue sorelle e decide che il pollaio è una prigione, lei ha visto che “il mondo non ha recinti” ed allora sceglie la libertà.
La festa di San Bartolomeo chiude il libro, così come chiude la stagione. Tutte le creature si salutano, alcune raccontano i loro pensieri.