Venerdì 7 dicembre 2007
Presentazione a Gemona del Friuli
Benvenuti a tutti.
Ho il compito di presentare la scrittrice e la sua opera e lo faccio con piacere, affetto e soddisfazione.
Dico bentornati e ben ritrovati a quelli che già conoscono Giuliana Pellegrini e il suo primo libro La none e conte, presentato nel dicembre del 2005.
Ben arrivati a quelli per cui l’autrice e il suo mondo sono una novità.
In realtà è probabile che se siete qui conosciate già bene l’autrice, o per vicende di vita, o per amicizia, o per il fatto d’esserne concittadini o perché ormai, come avete sentito, i suoi scritti sono, come lei del resto, circolati in varie parti della nostra regione e d’Italia, raccogliendo consensi, riconoscimenti e segni d’apprezzamento e stima.
La cosa sorprendente dei vari giri che questi libri hanno compiuto, è che ovunque siano arrivati, abbiano coinvolto ed emozionato pubblici diversi: lettori in librerie ( Milano, Udine, Ferrara) rappresentanti e membri del Fogolar Furlan ( Lione, Parigi, Torino, Melbourne) bimbi delle scuole dell’infanzia e degli asili nido. Si tratta di un evento raro, che dimostra come l’autrice non si rivolga esclusivamente ad un tipo di pubblico, e come la sua opera non vada costretta all’interno di alcuna definizione di genere.
Qualunque sia il motivo che vi spinge qui, la curiosità, l’amore per la lingua friulana, l’affetto per la nostra cultura, il piacere di leggere della nostra terra, desidero raccontarvi qualcosa sul libro, prima che la signora Vittorina Sgoifo, attrice del GAD Quintino Ronchi di San Daniele vi legga dei brani.
Anche LIS CONTIS DAL PRÂT INCJANTÂT,( presentato per la prima volta nel dicembre 2006 presso la Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli) è nato dalla penna dell’autrice come regalo per la nipotina: un libro per abbracciare riflessioni, ricordi, emozioni di tutta una vita, di un’infanzia lontana vissuta a Osoppo, in una realtà diversa da quella attuale.
E’ nato anche dalla volontà di conservare e tramandare parole della “marilenghe” che rischiano altrimenti di perdersi.
Me questo non è un libro di memorie… LIS CONTIS DAL PRÂT INCJANTÂT è un insieme di 18 racconti scritti nel rispetto della grafia ufficiale normalizzata, nella variante linguistica della parlata di Gemona, perché proprio a Gemona sono ambientati.
Tutti i luoghi delle vicende narrate, per quanto incantevoli e meravigliosi sono reali: il prat incjantat altro non è che il giardino con le immediate vicinanze della casa dell’autrice.
Lo sapete, l’autrice vive in fondo alla Strade Viere, alla fine di Via Bersaglio, vicinissima al corso del Rio Vegliato, a due passi dal bosc del Riul, in una grande casa con un bel prato amorevolmente curato e sicuramente incantato.
I protagonisti dei racconti sono animali semplici, che si incontrano facilmente nei nostri prati, avendo la pazienza e il tempo, ma soprattutto la capacità di osservarli e riconoscerli: lucciole, topolini, un riccio, formiche, un orbettino, api, un pipistrello, gufi e civette, coccinelle, un cane, un gatto, galline e donnole… E ricompaiono più volte in diverse occasioni, a formare una trama di richiami e rimandi che fanno del libro una narrazione continua, che inizia dal risveglio della primavera e termina sul finire dell’estate, in una sera d’agosto, durante una festa in cui tutti gli abitanti del prato prendono congedo dalla bella stagione, diretti verso luoghi caldi o verso una tana nella quale aspettare di risvegliarsi nella nuova, prossima primavera.
Cosa rende speciali questi racconti? Cosa conferisce loro un’aura di poesia?
E’ lo sguardo incantato dell’autrice: queste non sono favole in cui gli animali rappresentano virtù e vizi umani: gli animali vengono mostrati nella loro semplicità, in piccoli episodi e peripezie.
L’autrice ci fa vedere con stupore la vita dei piccoli abitanti del prato: il loro spavento per un gran temporale estivo, la paura dell’improvvisa pioggia, la pena della lucciola incapace di accendere il proprio lume, la sconcerto di tutti davanti ad una civetta che dorme di notte e di giorno è sveglia…
Vicende tenere, oppure sottilmente malinconiche, o ancora allegre…
Il libro è abbellito dai gradevoli acquerelli della dottoressa Katia Zaghi che con delicatezza ha saputo cogliere di ogni racconto il momento essenziale e lo ha reso con bravura.
Tutti i racconti sono stati tradotti in italiano, poiché a volte leggere e comprendere il friulano può essere laborioso. La traduzione non è stata sempre facile, perché tesa allo sforzo di non perdere la ricchezza della “marilenghe”, lingua così musicale e ricca di effetti sonori che impreziosiscono il testo di ulteriori suggestioni.
Non mi resta che augurarvi buon ascolto e buona lettura
presentazione di Elisa Mengato
